IL TIFO.LA STORIA DELLE GREEN BRIGADE DEL CELTIC

di Daniele Vecchi
Green Brigade, il gruppo Ultras del Celtic Glasgow, ha saputo ben presto ritagliarsi uno spazio di primo piano nel mondo Ultras europeo, grazie soprattutto a coesione, coerenza, mentalità, radici sul territorio, aggregazione e chiara linea politica di solidarietà e sensibilizzazione sulla repressione mondiale, con chiaro focus sulla situazione palestinese.
Il Celtic, nato nel 1887 nel West End di Glasgow grazie a Fratel Walfrid con lo scopo principale di raccogliere fondi alimentari e di carità a favore dei poveri e degli emarginati della comunità di immigrati irlandesi, ha sempre toccato con mano quella che fu la lotta irlandese, incidentalmente simile per causa, ideologia o problematiche, alla causa palestinese.
Questo è il background umano con cui la Green Brigade ha forgiato la propria mentalità, divenendo protagonista di un capillare movimento internazionale di sensibilizzazione della questione palestinese, e creando con forza e costanza Aida Celtic, un'accademia di calcio con sede nel campo profughi di Aida a Betlemme, in Palestina.
L'idea di Aida Celtic nacque in seguito alla partita tra Celtic e Hapoel Be'er Sheva di Champions League nel 2016. Durante l'incontro, la Green Brigade espose centinaia di bandiere palestinesi in segno di solidarietà al popolo della Palestina, ricevendo dalla UEFA una sanzione di 8600 sterline per aver esposto uno "striscione illecito".
La Green Brigade senza lamenti o vittimismi, lanciò una campagna di raccolta fondi chiamata "Match the Fine for Palestine" (Somma la multa per la Palestina). La campagna ebbe una risonanza europea e mondiale, raccogliendo 176.076 sterline. Il denaro raccolto fu suddiviso tra due organizzazioni benefiche: il Lajee Center e Medical Aid for Palestinians.
La risonanza globale della campagna portò Green Brigade a creare un'eredità concreta e duratura, qualcosa che consolidasse e sostenesse il rapporto tra il Celtic e la Palestina per gli anni a venire.
In silenzio, senza proclami ma lavorando sul campo, sono stati fatti molti progressi in termini di costruzione delle infrastrutture e di promozione a livello locale.
Ad oggi il Lajee è un multi-sport camp, con svariate fasce di età e tante academy di sport, calcio, boxe e tennistavolo, per oltre un centinaio di ragazzi iscritti, evoluto fino a rappresentare tutti i tre campi profughi di Betlemme (Aida, Al Azza e Dheisheh).
Non sono storie che si sentono e leggono sui media mainstream, perché fa sempre molto più comodo additare e generalizzare i movimenti Ultras come brutti sporchi cattivi drogati e casinisti, ma quello che Green Brigade fa a livello di solidarietà e sensibilizzazione umana e geopolitica, destreggiandosi a fatica tra le impervie maglie della repressione, rimane un qualcosa di assolutamente rimarchevole.



